Fare di più non significa fare meglio

“Una ecografia al mese serve per controllare che vada tutto bene.”

“Ma perché non fare il cesareo?”

“Mia moglie spingeva da un’ora, chiedeva che le premessero sulla pancia per accelerare ma loro niente…”

A tutte sarà capitato di dire, sentire o anche solo pensare una frase del genere. Quando una donna richiede l’assistenza di un’ostetrica o di una ginecologa, e ancor più quando è ricoverata in ospedale, si aspetta che le venga fatto qualcosa: esami, visite, manovre per controllare che vada tutto bene, dare un aiutino, sistemare le cose. Pensiamo alle ecografie, ad esempio: le linee guida – ovvero le indicazioni su cui dovrebbe basarsi l’assistenza – ci dicono che sono importantissime solo due ecografie, quella di datazione (secondo-terzo mese) e la morfologica (quinto mese). Per il resto, non si deve fare un’ecografia tutti i mesi: se la mamma avverte i movimenti del suo bambino e l’ostetrica ausculta il cuoricino durante le visite, un’ecografia di routine è assolutamente inutile e non va fatta… ma quanti ginecologi la fanno ogni mese per controllare (che cosa?), quante mamme si sentono sicure solo con l’ecografia?

Spesso sono gli operatori stessi a proporre esami e visite non necessari. La suddetta ecografia, così come la curva glicemica a tutte le donne in gravidanza, lo scollamento delle membrane a termine di gravidanza, il taglio cesareo senza indicazione, manovre durante il travaglio… è un approccio difensivo: bisogna dimostrare di aver fatto tutto il possibile (anche l’inutile), di più proprio non si poteva fare… quindi, se succede qualcosa, non è colpa dell’operatore.

Ma – parafrasando il motto della Slow Medicine – davvero fare di più significa fare meglio? Continua a leggere

I bambini non si incastrano: soluzioni creative a sfide evolutive

C’è la paura diffusissima che il bambino, durante il parto, resti incastrato e in qualche modo non ci passi. Pericolo! Per nove mesi il tuo corpo ha fatto da sé tutto il necessario per tenere al sicuro il tuo bambino, eppure improvvisamente diventa fonte di problemi: ha accolto, nutrito e protetto nel modo migliore quel cucciolo preziosissimo, ma s’è scordato di costruirgli una via d’uscita sicura.

Detta così, la cosa sembra un po’ strana, non trovi?

Esiste, effettivamente, il dilemma ostetrico: la testa del bambino deve contenere il nostro grande cervello, ma il bacino della donna non può allargarsi troppo, per permetterle di camminare. Questo dilemma insanabile renderebbe il parto, nella concezione comune, un dramma: testa troppo grossa, bacino troppo piccolo, problema! È un miracolo se il bambino ci passa senza incastrarsi. Le ipotesi scientifiche a riguardo sono molto complesse e dibattute, ma questo è il messaggio che si è diffuso: le femmine umane hanno lo strano vizio di camminare partorire, quindi il parto è quasi impossibile.

Uhm.

Sono centinaia di migliaia di anni che ominidi bipedi camminano e partoriscono. Davvero l’evoluzione – la stessa evoluzione che ci ha portati a camminare e partorire neonati di queste dimensioni – non ha trovato una soluzione al dilemma?

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Chi fa nascere i bambini?

“L’ostetrica che ha fatto nascere mio figlio…”
“Il ginecologo che mi ha fatta partorire…”
“Quell’ostetrica ha fatto nascere più di mille bambini!”
“Non sono arrivati in tempo in ospedale, e quindi il bambino lo ha fatto nascere il papà, sul sedile della macchina.”
O ancora peggio, quando lo dicono le ostetriche stesse: “L’ho fatto nascere io”, “L’ho fatta partorire”.

Uhm… l’ostetrica/il ginecologo/il papà si è fatto ore di travaglio e di spinte, per far nascere quel bambino? O magari ha usato le sue capacità paranormali per ordinare al corpo della donna di partorire?

Ah, no, ecco – in effetti mi sembrava strano. Scusate, da come se ne parla avevo capito male.

“Vabbe’, ma quanto sei pignola… è un modo di dire.”

Un modo di dire.

Il passeggero del treno non dice “ho fatto arrivare il treno in orario.”
La hostess non dice “ho pilotato l’aereo.”
Il cameriere non dice “ho preparato la parmigiana.”
L’anestesista non dice “ho tolto l’appendice.”
Il chirurgo non dice “ho addormentato il paziente.”
Il medico di famiglia, dopo che ti ha prescritto il lassativo, non dice “mi sono scaricato” quando tu finalmente vai in bagno.

Ma il parto, il parto no! Il parto è di tutti.

C’è stato da poco l’8 marzo, parliamo di rispetto, parliamo di empowerment, parliamo di autodeterminazione e di forza femminile e di un sacco di belle cose… e poi ignoriamo completamente la donna nel SUO parto. Diamo il merito ad altri: all’ostetrica, al ginecologo, alla medicina – o mal che vada al camionista che ha aiutato la partoriente in autogrill. Il bambino lo hanno fatto nascere loro. Continua a leggere

Preservativo: gli errori da non fare

Abbiamo parlato, nell’articolo sul sesso sicuro, di quanto sia importante usare correttamente il preservativo. Sì, ok, bello evitarsi la gonorrea e non diventare precocemente genitori. Ma che vuol dire correttamente?

Il preservativo è molto semplice da usare, ma bisogna avere qualche piccola accortezza. Mi sono sacrificata per la scienza, leggendo le informazioni dei produttori e i foglietti illustrativi… scoprendo cose magnifiche, del tipo che con il preservativo si deve evitare il contatto con gli occhi.

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Grazie, Durex, se non ce lo dicevi tu… aspettavamo tutte di farci prendere a penate negli occhi.

Contatto con gli occhi a parte, difficile che il fuoco della passione ci spinga a leggere il foglietto illustrativo… ma gli errori capitano. Sappiamo che in diversi casi il preservativo può rompersi o togliersi accidentalmente – in totale circa 3-6 volte su 100 -, ma sarà tutta colpa del produttore?

In realtà, sappiamo che hanno problemi specialmente i ragazzi giovani, oppure persone poco esperte nell’uso del preservativo, che hanno rapporti occasionali o che fanno sesso dopo aver assunto alcol/droga. Sappiamo anche che, se il preservativo ti si è rotto/ti è scivolato una volta, è più facile che ricapiti.

Questo ci fa capire che non è un problema del preservativo, ma di come lo si usa.

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Il test di gravidanza

Domande e risposte sul test di gravidanza. L’indice:
(se sei dalla home del blog, clicca su “Continua a leggere” per poter aprire i collegamenti dell’indice)

Fonti

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Cos’è il test di gravidanza?

Il test di gravidanza è un test per controllare se sei incinta. Puoi farlo tranquillamente a casa e ti dà un risultato attendibile al 99% già dal primo giorno di ritardo. È uno stick monouso, simile a un termometro, che misura la presenza di un ormone della gravidanza (l’ormone beta-HCG) nella tua urina. Lo stick è composto da una lancetta da bagnare di urina e da una finestrella su cui leggere il risultato del test. Nella confezione, insieme allo stick, troverai il foglietto delle istruzioni che ti spiegherà chiaramente come usarlo.

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Sesso protetto – Donna e donna

girls-417897_960_720Sesso protetto. E da cosa mai si dovranno proteggere due donne che hanno rapporti? Gravidanze no, malattie no…

No, aspetta, malattie sì. Tipo l’herpes genitale, quella cosa graziosa che brucia come il fuoco e te la devi tenere a vita… o il papilloma virus, accessoriato con cancro alla cervice. Oppure c’è l’opzione di infezione batterica: ho bruciore vaginale e perdite maleodoranti → ginecologo, esami → antibiotico → infezione curata, posso tornare a divertirmi → oh ca**o l’ho presa di nuovo.

Il sesso tra donne non è privo di rischi. Vediamo insieme come renderlo sicuro.

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Sesso protetto – Donna e uomo

 Oggi si parla di sesso.
E con questo speriamo di aver attirato abbastanza attenzione nella preview di Facebook.
In particolare di sesso protetto tra donna e uomo. Se sei un’adolescente, questo articolo fa al caso tuo. Ma anche se hai rapporti occasionali, se hai un’infezione e vuoi proteggere il tuo partner, o se vuoi esplorare nuove pratiche e non sai bene che precauzioni usare. O magari hai cistiti ricorrenti e non capisci perché?

Sapere come proteggerti può risparmiarti tanti fastidi, tanti spaventi e tante conseguenze a lungo termine.

Parliamo di sesso protetto, quindi – ma protetto da cosa? La prima cosa a cui si pensa è una gravidanza, per non trovarsi così…

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…ma ti assicuro che pure l’herpes genitale non è una bella cosa.

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L’aborto e l’obiezione di coscienza

Oggi vi racconto una storia. Parla di interruzione volontaria di gravidanza, di obiezione di coscienza, di pro-life. Parla di (e a) chi è contro l’interruzione volontaria perché “poi quelle abortiscono per andare a farsi la vacanza”.

Non è la storia di una donna precisa: ho messo insieme i pezzi, raccolto i frammenti taglienti di tante vite. È la storia di tante donne di cui ho incrociato il cammino. Ho passato un mese in consultorio e avrei voluto restarci per sempre, a ferirmi le mani con quei frammenti.

Questa storia inizia nel consultorio di una città qualsiasi, dove una donna qualsiasi sta bussando alla porta.

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La prima visita ginecologica

La prima visita ginecologica mette sempre un po’ in ansia. È vero che per un medico non c’è imbarazzo a visitare i genitali, sono una parte del corpo qualsiasi, come un ginocchio…. ma per te non sono come un ginocchio! È normalissimo essere tesa e avere mille domande: come funziona? Fa male? Sono vergine, mi visiterà comunque? Vediamo insieme di cosa si tratta, per andare un po’ più tranquilla.
Una premessa: non è detto che la prima visita sia per forza con la ginecologa. Forse hai bisogno di parlare di mestruazioni, contraccezione, sessualità, prevenzione delle malattie; in questo caso, la tua prima visita può essere anche con l’ostetrica. Puoi chiedere una consulenza a un’ostetrica del consultorio o a un’ostetrica privata.
Altre volte invece serve proprio una visita medica, ad esempio se vuoi prendere la pillola. Per chiarezza, mi riferirò per tutto l’articolo alla visita medica, perché di solito è con la ginecologa che le ragazze fanno il primo controllo. Continua a leggere